mercoledì, aprile 19, 2006

Foligno - "I miei gettoni alla Lega del cane"

(Il Messaggero)

Il gesto è nobile. Anche se non proppriamente orinale, resta sempre un bel gesto. Che, ci si augura, possa essere imitato da un sempre maggiore numero di persone. Anche questa volta Claudio Bianchini, il capogruppo di Forza Italia alla Circoscrizione Uno del Centro Storico, ha donato in beneficenza l’importo relativo ai gettoni di presenza dell’ultimo semestre. Lo aveva già fatto e ha ripetuto il bel gesto. «Sono consigliere circoscrizionale dalla scorsa legislatura e cioè dal 1999 –spiega Bianchini– ma in questi sette anni non ho mai messo in tasca nemmeno un centesimo dei compensi che ci spettano. Ho sempre messo a disposizione la cifra semestrale che ricevo, ad associazioni che si occupano dell’assistenza e della protezione degli animali, e questa volta li ho elargiti alla sezione di Foligno della Lega nazionale per la Difesa del cane».
Non si tratta di cifre altissime perchè, come ha rilevato una recente indagine pubblicata da ”Il Sole 24 Ore” che è il più autorevole giornale economico italiano, i gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali di Foligno, sono i più bassi del Paese. «Inoltre -fa notare lo stesso Bianchini- è stato anche applicato il taglio del 10 per cento voluto dal Governo e che -aggiunge il consiliere forzista- riteniamo assolutamente giusto». Insomma, la Lega per la Difesa del cane non ha certo risolto i suoi problemi con questa donazione ma, per quanto riguarda Bianchini, l’occasione è buona per riproporre quella che è una sua vecchia idea: l’abolizione totale dei gettoni di presenza per i consiglieri circoscrizionali e il dimezzamento del compenso mensile assegnato ai presidenti.
«In un momento come questo, occorre come non mai dare il buon esempio -conclude il consigliere di Forza Italia- ed evitare sprechi di denaro pubblico, a cominciare proprio dai livelli più bassi».

martedì, aprile 04, 2006

Città di Castello - Sette cuccioli gettati nel cassonetto, ma uno viese salvato dai Vigili del Fuoco

(Il Messaggero, articolo di Giorgio Galvani)

Cucciolata di cani abbandonata in un cassonetto: di sette piccoli esemplari solo uno è sopravvissuto. A strapparlo da una atroce fine è stato il provvidenziale intervento dei vigili del Fuoco del distaccamento di Città di Castello e dei veterinari della Asl numero uno allertati dalla telefonata di un passante che ha sentito provenire dei lamenti proprio dalla zona dove era stato sistemato il cassonetto.
Quando ha alzato la maniglia del contenitore dei rifiuti si è trovato di fronte una scena davvero raccapricciante. I poveri "cagnolini" ormai privi di vita erano stati gettati nel cassonetto dentro una busta di plastica e con ogni probabilità sono morti per soffocamento. Il fatto è accaduto nel tardo pomeriggio di ieri in Via Molise nel quartiere Riosecco. L'unico superstite è stato affidato ai tecnici del servizio veterinario della Asl numero uno. Non è la prima volta purtroppo che si verificano questi episodi di abbandono di cuccioli appena nati. Qualche mese, in una scatola lasciata nei pressi di un supermercato cittadino, un cliente scoprì che all'interno c’erano due cagnolini. Un veterinario della zona decise di adottarli.

domenica, aprile 02, 2006

Terni - Ora c'è la consulta per la tutela degli animali

(Il Messaggero)

Saranno in futuro più ponderate tutte le scelte riguardanti gli animali, e ci sarà una maggiore riflessione prima che venga rpesa una decisione del tipo d quella che ha decreato la morte per eutanasia di 33 cani affatti da leshmaniosi, ricoverati al canile di Colleluna.
E’ stata insediata in Comune la consulta per la tutela degli animali, composta da rappresentanti di tutte le associazioni animaliste, dal Comune e dall’Asl. Alla base «una precisa volontà di collaborazione per affrontare e proporre soluzioni alle complesse problematiche del settore», speiga Walter Biagini, portavoce dell’Enpa di Terni.

sabato, aprile 01, 2006

Terni - Colleluna, un lager per cani

(Il Messaggero, articolo di Lucilla Piccioni)

«Poteva essere evitato l’abbattimento dei trentacinque cani ospitati nella struttura di Collelluna ed affetti da leishmaniosi». A dirlo con forza il gruppo ternano dei Verdi che ieri pomeriggio ha manifestato il proprio dissenso davanti a palazzo Spada. A dargli man forte anche alcune volontarie del canile con i loro amici a quattro zampe al seguito. «Si è trattato di un vero atto di crudeltà ed è la prova evidente di come si affronti ancora in modo inadeguato la problematica della tutela degli animali» era scritto nel volantino che ieri è stato distribuito ai passanti dal gruppo dei Verdi.
«Il canile di Colleuna deve uscire dall’isolamento, deve entrare a far parte del tessuto della città. Solo così si possono mettere punto delle vere campagne contro l’abbandono e a favore degli affidi», spiega Serena Radicchi una delle volontarie che lavora al canile di Colleuna. La struttura comunale ospita cinquecento cani e sarebbe adatta solo per centosettanta. Le condizioni in cui si trovano a vivere gli animali sono già disastrose solo per il sopraffollamento. Ma questo problema sarà risolto con la costruzione della nuova struttura, i cui lavori sono già partiti. Resta il problema di far conoscere ai ternani l’esistenza e le difficoltà del canile. Anche gli orari di visita sono ridotti tre volte a settimana per un’ora dalle 11,30 alle 12,30. Se qualcuno volesse prendere un cane e decide di affidarlo dal canile ha già questa grossa difficoltà.
«Eppoi io credo che ci dovrebbe essere la possibilità di girare per la struttura e scegliere il cane. Non è detto che devono essere i volontari a decidere quale animale far adottare. Si potrebbe anche creare l’occasione per un cane anziano, magari malato. Chi lo stabilisce?», dice ancora Serena Radicchi. Per i cani malati la vita a Colleluna diventa ancora più difficile pesche il veterinario della Asl lavora nella struttura del Comune e assiste i cani per sessanta giorni dal loro ingresso. Dopo di ciò rimanda la palla al comune dicendo che siccome la struttura è la sua la cura dell’animale sta a lui.

Perugia - Alla beccaccia si spara con l'obiettivo

(Il Messaggero, articolo di Gianni Agostinelli)

Cacciatori, per una volta si cambia: stavolta imbracceranno macchine fotografiche invece che fucili. Infatti il progetto, che arriva conseguentemente all'accordo tra Provincia e cacciatori, è quello di perlustrare a fondo gli spostamenti delle beccacce nelle varie aree boschive della provincia perugina. La finalità è di rendere migliore la conoscenza della specie e di poter arrivare ad una caccia che sia in grado di utilizzare studi scientifici per la gestione dei prelievi e la salvaguardia degli habitat naturali.
L'iniziativa rientra nell'operazione “Ali d'Italia” finalizzata ad ottenere una mappatura completa per quelli che sono i flussi delle beccacce sul nostro paese. L'Umbria è da sempre indicata come una zona cruciale per i destini della beccaccia, considerata ormai come la specie cacciabile più importante dell'intero panorama venatorio nazionale.
Le aree verranno prese in esame con la lente d'ingrandimento da almeno 60 beccacciai che hanno ottenuto la qualifica specialistica, e che saranno selezionati dalle associazioni venatorie provinciali. A dar loro un aiuto saranno chiamati cani da ferma ben addestrati; per mettere poi nero su bianco su delle schede di rilevamento in grado di dare risposte sugli spostamenti che in questo periodo sono frequenti verso i luoghi di nidificazione.
Il progetto è importante per riuscire a conoscere questa specie e di conseguenza razionalizzare questo tipo di caccia con una gestione moderna dei prelievi e degli habitat.
I beccacciai infatti, una volta compilata la scheda tecnica tracceranno al meglio quelli che sono i fattori meteo ed ambientali del luogo di levata delle beccacce, e potranno descrivere le caratteristiche naturali dei biotipi, in modo da poter anche segnalare prontamente le possibile anomalie riscontrate e anche i deterioramenti delle zone boschive e quelle adibite a pascoli.
Il monitoraggio che bissa ed estende il lavoro svolto lo scorso anno nelle zone della provincia di Arezzo, è un segnale data dalla provincia, una delle prime in Italia a mettersi in moto per questa iniziativa, dopo la raccomandazione ministeriale che chiede la realizzazione di studi sul fenomeno della migrazione degli uccelli selvatici, grazie soprattutto al coinvolgimento in prima persona di cacciatori esperti e selezionati.

mercoledì, marzo 29, 2006

Terni - Pesca, da sabato tre mesi di fermo

Il servizio “Programmazione ittio-faunistica” della Provincia ha disposto l’istituzione di zone di frega con divieto di pesca nel Lago di Corbara e nei torrenti Paglia, Chiani e Aja.
Il provvedimento entrerà in vigore dall’alba del primo aprile ed avrà termine un’ora dopo il tramonto del 30 giugno. Tre mesi durante i quali non si potrà pescare e si garantirà la riproduzione e la crescita naturale di specie pregiate autoctone, evitando il ricorso ad immissioni di fauna ittica proveniente da allevamenti. L’intento è, infatti, quello di proteggere i riproduttori e la conseguente attività riproduttiva in alcune aree ben definite.
Diverse sono le zone individuate nel Lago di Corbara, comprese nei territori comunali di Orvieto e Baschi, dove sono stati realizzati vari letti di frega per favorire la riproduzione del lucioperca e che saranno indicati da apposite tabelle. Per tutelare, invece, la riproduzione di ciprinidi -cavedani e barbi in particolare- sono state individuate alcune aree nei maggiori torrenti. Nel Torrente Paglia dalla località Barcavecchia, a valle, sino alla località Vigna Vecchia, nel territorio comunale di Castel Viscardo.
Nel Torrente Chiani dalla confluenza del Fosso Posticce, a valle, sino al vecchio mulino di Parrano: un’area ricompresa nei comuni di Ficulle e Parrano. Ricade, invece, tutto nel territorio di Narni il tratto del Torrente Aja.

Umbria - Federcaccia: nessun decesso per influenza aviaria

(Il Messaggero)

Un sospiro di sollievo per tutti i cacciatori e per gli amanti della natura. Il presidente regionale della Federcaccia, lo spoletino Franco di Marco, rende noto quanto appreso da fonti ufficiali - legate all'Istituto Zooprofilattico di Perugia - circa i risultati degli accertamenti compiuti sui molti volatili rinvenuti privi di vita e consegnati al personale dell'Istituto per l'emergenza aviaria. «Ho ricevuto ampie rassicurazioni - dichiara Di Marco - circa i numerosi ritrovamenti di volatili morti avvenuti di recente in Umbria, specialmente nella zona di Spoleto. Tutti gli animali esaminati sono risultati deceduti per cause diverse dall'aviaria. In nessun caso i volatili sono risultati positivi al virus dell’aviaria, eccetto che per il germano reale rinvenuto a Panicale oltre un mese fa, per il quale comunque l'allarme è rientrato e la zona del ritrovamento è stata restituita ai cacciatori dagli organi preposti». Il dato è decisamente confortante per i circa 41 mila cacciatori della regione.

lunedì, marzo 27, 2006

Guardea - Quattro cani in lista d'adozione

(Il Messaggero, articolo di Vania Basilici)

GUARDEA- Sono quattro cagnolini in cerca di padrone quelli ospitati dal canile “Marchigiani Marcello” di Schifanoia di Narni che il comune di Guardea vuole dare in adozione.
L’impegno è dettato soprattutto da una questione economica. Per le casse di un piccolo Comune mantenere quattro cani ospiti in un canile ”esterno” diventa una grossa spesa. Si è pensato così di risparmiare promettendo un contributo a chi quei cani li adotterà.
Un anno e mezzo fa, tre cuccioli di piccola taglia con la madre, ritrovati a Frattuccia, frazione di Guardea, sono stati portati al canile dove il personale addetto li ha tatuati e curati, come previsto dalla legge quadro n. 281/91, che vieta la soppressione e l’utilizzo per le sperimentazioni dei cani randagi. La legge, che rimanda ad una successiva normativa regionale, prevede inoltre che il mantenimento nelle strutture idonee dei cani randagi accalappiati nel territorio comunale sia di competenza del comune stesso, affinché siano garantite buone condizioni di vita del cane, il rispetto delle norme igienico-sanitarie e i controlli veterinari delle unità sanitarie locali.
In ragione di tale mantenimento e con l’intento di ridurre l’ammontare dei costi, che creano oneri per il comune di 900 euro l’anno per ogni cane, per 3.600 euro l’anno complessivi, l’amministrazione ha deciso di mettere in adozione i quattro animali dando un contributo annuo di 250 euro per ogni cane che verrà adottato. Chiunque fosse interessato potrà contattare la sede comunale al n. 0744/903521 per un atto all’insegna del senso civico e dell’economicità.

Stroncone - Muore, colpito dal calcio di una mucca

(Il Messaggero, articolo di C.C.)

STRONCONE - Assisteva all'allattamento di un vitello appena nato, ma è stato colpito dal calcio di una mucca ed è morto, poco dopo, all'ospedale: è successo domenica pomeriggio ad un anziano di 77 anni, Ugo Contessa, residente a Stroncone. L'uomo si trovava all'interno della stalla dell' azienda agricola di proprietà di sua figlia. Per cause ancora in coso di accertamento, è stato violentemente colpito al fianco destro da una delle mucche presenti nella stalla. L'anziano è stato subito soccorso dai familiari, ma è morto appena giunto al Santa Maria.
Sulle modalità dell' incidente sono in corso indagini da parte dei carabinieri.
Certo è che si dovrebbe trattare di un’imprudenza nata per la troppa fiducia nell’animale che stava nella stalla. L’uomo era una persona esperta ed aveva assisto più volte la figlia nel lavoro all’interno dell’azienda agricola che si trova alle porte di Stroncone e che è molto conosciuta. Un calcio improvviso che ha colpito l’anziano di sorpresa. Non ha potuto schivarlo ed è stato investito in pieno, cadendo a terra. La figlia e le altre persone presenti hanno imemdiatamente chimato un’ambulanza avendo capito che la situazione era molto grave. Mezzo arrivato nel giro di pochi minuti. Ma c’è stato poco da fare ed il cuore del pensionato a cessato di battere pochi minuti dopo il ricovero in ospedale. Una morte sopravvenuta forse per un’emorragia interna.
I carabinieri di Stroncone hanno aperto un’indagine per accertare la dinamica esatta dell’incidente e verificare se non ci siano state delle negligenze.

domenica, marzo 26, 2006

Perugia - Anziani e ipertesi, poveri gatti

(Il Messaggero, articolo di Fabio Nucci)

PERUGIA - Il 20% dei nostri cani e dei nostri gatti è "anziano". Come per le persone, anche per gli animali domestici la vita media si è allungata e con essa nascono tutta una serie di problematiche legate alla salute della terza età. Obesità, ipertensione, disturbi mentali, problemi cardio circolatori, dell'apparato endocrino, tumori: il campionario delle complicanze è quanto mai vasto e, nella simbiosi che nel tempo si crea tra padrone e animale, sembra riprodurre le stesse sintomatologie e le stesse implicazioni a livello di prevenzione.
Da qui la necessità di trovare le giuste misure terapeutiche e, per i proprietari, l'attegiamento più corretto da tenere con cani e gatti, ma anche con conigli, furetti e iguane, sempre più presenti nelle case degli umbri. Ne è prova l'apertura nell'ospedale veterinario dell'Università di Perugia di una sala per "animali non convenzionali". Proprio ai veterinari spetta il compito, non sempre facile, di trovare il giusto equilibrio tra animale e padrone, senza speculazioni o sperimentazioni avventate; ma anche senza alimentare inutili accanimenti terapeutici.
Trovare nella casa di un amico o un parente un gatto acciambellato di 17-18 anni non è più un'eccezione. E, se da un lato il padrone sorride per una compagnia che dura nel tempo, dall'altro si pone il problema di come il quattro zampe arriva e vive la sua "terza età". Così, termini come "geriatria" e "paziente anziano" sono ormai diventata consuetudine tra gli specialisti. In Italia si contano circa 7 milioni di gatti e circa 6,5 milioni di cani che nel 20% dei casi sono rappresentati da una popolazione "anziana". In Umbria si calcola che una famiglia su due abbia in casa almeno un animale da compagnia, micio, "fido" o uccellino che sia.
"Geriatria: attualità nel cane e nel gatto" è il tema al centro del congresso annuale dell'Associazione italiana veterinari piccoli animali (AivPa) in corso anche oggi a Perugia con il patrocinio della facoltà di Medicina veterinaria dell'Università e l'Ordine dei medici veterinari della provincia di Perugia. Al simposio partecipano specialisti italiani e stranieri che con le loro relazioni affrontano il complesso delle patologie che colpisce in maggior misura cani e gatti anziani.
«La vita media dei cani si è allungata - spiega Giuliano Pedrani, past president dell'AivPa - ed è sempre più frequente trovarsi di fronte a problemi tipici del "cane anziano”. Questo ha comportato cambiamenti sia nei protocolli di cura e terapia che nell'approccio globale ai problemi. Sono cambiati anche i proprietari che grazie a giornali, televisioni e riviste specializzate, sono più informati: ed essendo più preparati, chiedono anche di più quando l'animale si ammala o invecchia». E proprio l'esperienza dell'Associazione racconta di come spesso le abitudini di vita degli animali finiscano per riflettere quelle dei loro padroni. «La comparsa di patologie come obesità, ipertensione, disturbi mentali, problemi cardio circolatori o al sistema endocrino - spiega Raffaella Bestonso, presidente AivPa - sono collegabili e assimilabili a quanto accade con gli uomini con l'avanzare dell'età. Da qui, il progetto geriatrico che ha l'obiettivo di migliorare la vita del cane o del gatto e del proprietario».
Su tale parallelismo, che spesso include anche abitudini alimentari simili, si costruiusce l'approccio alle malattie del gatto o del cane anziano, che spesso però finiscono per scontare anche stili di vita errati dei loro proprietari. «La vita dei gatti è sempre molto lunga - spiega Francesco Porciello, presidente nazionale dell'Aiv patologia felina e docente di Semiotica medica veterinaria a Perugia - ma non certo in piena attività: spesso li vediamo in un cesto o in poltrona, chiusi dentro casa ad aspettare i loro padroni, l'unica vestale della casa per una o più giornate. Hanno meno rischi ma tra sedentarietà e iper alimentazione, problemi renali, vascolari e cardiaci, fino a 10 anni fa sottostimati, oggi compaiono con maggiore frequenza». Come per l'uomo, anche nel gatto la principale causa di morte è il tumore. «Anche negli animali si arriva all'età geriatrica (dopo i 7-8 anni) con casi di neoplasie - aggiunge il professor Porciello - nei confronti delle quali occorre decidere se sottoporli o meno ai trattamenti del caso (vedi chemioterapia). Il proprietario chiede le stesse cose che chiederebbe per sé o un suo familiare: il problema è trovare un equilibrio tra il desiderio di allungare la vita dell'animale e la qualità della vita di entrambi».
A proposito di cure, una delle questioni che si pone in modo sempre più insistente, proprio per il mutato rapporto animale-padrone, è l'accanimento terapeutico. «L'interrogativo è capire fino a che punto è legittimo che il veterinario faccia accertamenti diagnostici o terapeutici», spiega Marzio Panichi, professore associato presso il Dipartimento di Patologia animale dell'Università di Torino. «Parliamo di pratiche convalidate dalla clinica del quotidiano, ma anche che sfiorano la sperimentazione. Ci sono risvolti etici dei quali bisogna tenere conto». Nel campo umano l'accanimento terapeutico esiste, ma nel caso degli animali c'è una via d'uscita che si chiama eutanasia: il nodo è quando va presa in considerazione? «Bisogna mettere in equilibrio l'ambizione professionale nel condurre "l'ultima visita" - aggiunge il professore Panichi - e decidere se vale la pena andare avanti o fermarsi lì e "mettere il paziente a dormire". Ma serve che il veterinario abbia la scienza di ciò che sta facendo e coscienza della realtà in termini di qualità della vita e di prospettiva di futuro. Se il medico poi non ha tutte le competenze specialistiche dovrebbe chiedere un consulto e la decisione diventa collegiale. L'accanimento è un atteggiamento scorretto se il veterinario subisce pressioni da ambizione professionale, speculazione o decide di avventurarsi con sperimentazioni che nel privato sono fuori legge».
Tali questioni ormai si pongono non solo per cani e gatti: nelle famiglie si è infatti estesa notevolmente la propensione ad ospitare animali esotici o "non convenzionali". «Il problema non è tanto tenere un'iguana in casa - spiega Giuliano Pedrani - ma come viene tenuta anche se l'idea dominante è che tali animali vivano bene nel loro ambiente naturale. Se c'è passione e si ricrea il loro habitat va bene: oggi conigli ed uccelli che vivono in casa hanno acquisito manifestazioni comportamentali nei confronti dei loro padroni, simili a quelli di cani e gatti». A Perugia, nell'ospedale veterinario è stata creata una sala apposita per gli animali non convenzionali. «Sono previsti servizi specialistici - spiega Porciello - con la possibilità di visitare e ricevere animali ormai diffusi anche in Umbria come roditori, furetti, tartarughe, iguane, serpenti (non velenosi, ndr) o uccelli da compagnia come dracula religiosa, cardellini o pappagalli».
Sulle implicazioni con l'influenza aviaria, infine, si scopre che il gatto potrebbe essere stato "accusato" ingiustamente. «I felini rientrano tra le specie animali su cui il virus si può isolare - aggiunge il professor Porciello - ma la malattia è un'altra cosa. Isolare il virus da un animale morto non significa che sia morto per sua causa: si può essere portatori di virus senza trasmetterlo e senza essere malati».

Città di Castello - Allagato il canile dopo la festa dell'Enpa

Denuncia contro ignoti per l’atto di vandalismo. In salvo gli animali abbandonati


(Il Messaggero, articolo di Walter Rondoni)

CITTA' DI CASTELLO - Non sono riusciti a rovinare la festa, allagando il piazzale del canile comprensoriale di Mezzavia di Lerchi. Di giorno appassionati cinofili e semplici visitatori avevano salutato la nuova gestione della struttura ai confini tra Umbria e Toscana. La notte seguente individui senza scrupoli hanno scavalcato la recinzione ed aperto una grossa saracinesca attivando il potente getto per la pulizia delle canaline di scolo. L'acqua ha riempito le fosse di raccolta, inondato il piazzale esterno. Per fortuna, l'inqualificabile gesto non ha provocato danni all'impianto ed alle bestiole nelle gabbie. Un centinaio, a fronte di circa ottanta posti disponibili.
Una bravata senza senso e poco intelligente? Un dispetto contro la "new age" dell'Enpa tifernate? Lo diranno le indagini dei Carabinieri di Città di Castello, ai quali il commissario della sezione locale, Rita Lepri, ha presentato formale denuncia. Nel frattempo, i militari rafforzeranno la vigilanza a Mezzavia di Lerchi. Dove la conduzione del canile è stata confermata all'Ente nazionale protezione animali, in forza del capitolato sottoscritto da poco dalla Comunità Montana Alto Tevere. L'attività non conoscerà interruzioni in attesa del mese di giugno, quando si svolgeranno le elezioni per il rinnovo delle cariche della sezione. Anzi, da più parti viene sottolineato il rifiorire di un positivo attivismo, mentre qualcuno annota il recupero di ex iscritti e simpatizzanti. Un evento di grande importanza che potrebbe permettere una maggiore apertura al pubblico (per semplici visite o per "adozioni") ed una migliore assistenza alle bestiole. Al di là dell'impegno economico delle amministrazioni locali è impensabile risolvere i tanti problemi quotidiani senza il contributo disinteressato dei volontari.

sabato, marzo 25, 2006

Gualdo Tadino - Nasce un "supercanile"

(Il Messaggero, articolo di Riccardo Serroni)

GUALDO TADINO - Canile? Molto, molto di più. Il progetto del nuovo centro di prima accoglienza per gli animali che sorgerà in località Madonna del Gambero, a Gualdo Tadino, con un impegno di spesa di 41.978 euro presentato dall'assessore ai lavori pubblici Fausto Cambiotti, prevede una funzione multipla, che si espleterà su tre direttrici.
La prima è quella classica, come canile in cui possano essere ricoverati e recuperati i cani trovati sul territorio comunale, un rifugio per gli animali in attesa di essere affidati o adottati da privati, una pensione per animali di privati.
La seconda si indirizza verso i servizi di prevenzione e protezione con la possibilità di preparare degli animali per la Pet Therapy e per altre funzioni sociali e di protezione civile che richiederanno anche la competenza specifica di professionisti come veterinari, psicologi, neuropsichiatri infantili, pedagogisti, fisiatri, pediatri.
La terza sezione, per così dire, sarà un cimitero degli animali domestici, uno dei primi realizzati in Italia. Oggi le carcasse degli animali da compagnia debbono essere eliminate da ditte specializzate tramite inceneritori; oppure, se non affetti da malattie infettive, gli animali possono essere sotterrati in terreni di proprietà. Il cimitero è un passo avanti, una possibilità concreta di conservare una memoria storica tangibile di quello che per un certo periodo è stato, a volte, il nostro migliore amico.

Ellera - Verso la conferenza venatoria: cambierà la caccia al cinghiale

Assemblea dei cacciatori ad Ellera


(Il Messaggero, articolo di Luciano Gianfilippi)

Si farà dopo Pasqua l’attesa ”Conferenza faunistico-venatoria regionale”. Il vertice è fissato al 21 e 22 aprile. Lo ha promosso l’assessore regionale Lamberto Bottini per aprire una consultazione a 360 gradi, o quasi, sull’applicazione delle norme sulla caccia, questione che interessa almeno 40 mila cacciatori. A cominciare dal calendario venatorio, che suscita sempre qualche tensione, in particolare per i rapporti con le regioni confinanti.
All’ultima assemblea della Federcaccia regionale, organizzata ad Ellera, alla Sala conferenze ”Arca” dal presidente della Fidc di Corciano Gianluigi Italiani, l’assessore Bottini ha precisato che «le istituzioni locali, insieme a tutti i soggetti della consulta faunistica della Regione, stanno lavorando sulle modifiche al calendario venatorio, al piano faunistico e al regolamento della caccia al cinghiale».
Bottini ha anticipato che per la caccia al cinghiale il nuovo regolamento mira a ridurre il numero delle squadre, a superare le battute congiunte, a elevare il numero minimo e massimo dei componenti ad una singola battuta, ad aumentare il numero minimo di cacciatori necessario per iscrivere una squadra all’Atc. Il segretario regionale Fabio Faina ha auspicato la ridefinizione del territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia. Secondo la legge regionale dovrebbe essere pari almeno al 60 per cento della superficie totale regionale. Faina ha anche chiesto che la Regione indichi ai Comuni possibilità di modifiche del regolamento edilizio, per limitare al massimo la facoltà di estendere le recinzioni. Ed ha aggiunto che «è in itinere alla Regione la proposta di disegno di legge per la tutela della viabilità minore (strade vicinali, poderali, sentieri storici). Invito l’assessore Bottini a limitare la possibilità di ulteriori chiusure». Bottini ha ribadito il «massimo impegno della Regione per un’azione congiunta con la Fidc» che, con i suoi 24 mila iscritti, rappresenta oltre il 60% dei cacciatori umbri. Ma nel corso del dibattito a Ellera è stato affrontato anche il tema dell’influenza aviaria.L’assessore Bottini ha spiegato: «Nonostante le pressioni da parte di altre Regioni per la chiusura della caccia, l’Umbria ha tenuto ferma la barra. In questa fase prestiamo molta attenzione al problema, ma senza creare inutili allarmismi o demagogie, anche perché nessuno si sente in dovere di far guadagnare le case farmaceutiche senza alcuna ragione».

venerdì, marzo 24, 2006

Panicale - Il germano morto era un caso isolato

(Il Messaggero, articolo di Luigina Miccio)

CASTIGLIONE DEL LAGO - «L’attività didattica e le visite all’Oasi la Valle di San Savino, sul lago Trasimeno, non hanno mai risentito di quelli che sono stati gli allarmismi che anche in questa zona si sono avuti per l’influenza aviaria» dichiara Mario Muzzatti, responsabile della stazione di inanellamento dell’oasi di Legambiente. E’ la fine dell’emergenza dopo la notizia di revoca, da parte del servizio veterinario dell’Asl, delle ordinanze sindacali di istituzione delle zone di protezione e sorveglianza relative all’influenza aviaria, a seguito della positività riscontrata in un germano rinvenuto morto nel Comune di Panicale.
«La prima cosa che vogliamo sottolineare - aggiunge Muzzatti - è che, indipendentemente dai rischi reali o no di questo tipo di virus, nessuna delle persone che viene in visita all’oasi ho contatti diretti con gli uccelli che vengono osservati solo da lontano. Ritengo, inoltre, che, almeno allo stato attuale, non esistano i presupposti per un reale allarmismo visto il livello socio-sanitario delle realtà in cui viviamo. I contagi si sono verificati in zone dove esiste una stretta promiscuità tra l’uomo e l’animale e dove le condizioni igieniche sono molto basse se non del tutto inesistenti. Il problema più grande è per gli allevamenti e per il grave danno economico che tutta questa vicenda ha comportato per molti allevatori». Telefonate che chiedevano rassicurazioni sulla sicurezza della visita all’oasi nel frattempo non sono mancate. «Ma – prosegue il responsabile - abbiamo potuto sempre potuto rispondere con la massima tranquillità anche perché, a partire dal mese di ottobre, l’Istituto zooprofilattico di Perugia ha effettuato due controlli a settimana facendo analisi al sangue ed alle feci a tutti gli uccelli catturati per l’inanellamento sia del lago Trasimeno che di quello di Pietrafitta, nonché a quelli morti, sempre con esito negativo. Anche la stagione che sta arrivando rappresenterà un ulteriore motivo di tranquillità visto che questo tipo di infezioni sono caratteristiche del periodo invernale».Che la paura dell’aviaria non abbia influito sull’attività dell’oasi lo dimostrano le tante scuole che da tempo si sono prenotate per poter osservare la fauna lacustre. Anche se l’oasi rischia di essere un po’ penalizzata da quello che per tutti è un bene, cioè l’innalzarsi del livello del lago a seguito delle tante piogge di questi mesi. Gli uccelli, infatti, soprattutto alcune specie, amano i fondali bassi che permettono di trovare il cibo più facilmente.
D’altra parte, con l’arrivo della Pasqua e l’inizio della vera stagione turistica è importante che al Trasimeno sia finita anche un’altra emergenza: quella del livello basso dell’acqua che ha colpito duramente nelle scorse stagioni. Adesso il livello del bacino è salito a meno di 50 centimetri sullo zero idrometrico, un record.

giovedì, marzo 23, 2006

Terni - Leishmaniosi nel canile, la LAV denuncia: ordinanza illegale

LEISHMANIOSI NEL CANILE DI TERNI; LA LAV DENUNCIA: ORDINANZA ILLEGALE, ALLARME SOCIALE.
TEST RAPIDI E RISULTATI “POSITIVI” NON INDICANO CHE LA MALATTIA E’ IN CORSO; NESSUN PRATICO CONTAGIO PER GLI UMANI; NO AD ATTEGGIAMENTI SCONSIDERATI; SI AL RISANAMENTO IGIENICO SANITARIO DEI CANILI.


A differenza di quanto viene affermato nell’Ordinanza Sindacale (prot. 0035337 del 28.2.2006, notificata alla LAV di Perugia il 23 c.m.) il Regolamento di Polizia Veterinaria, approvato con DPR 320 del 08/02/ 1954 NON PREVEDE L’EUTANASIA e la Legge 281/91 NON GIUSTIFICA la proposizione di ORDINANZE di abbattimento di animali eventualmente ammalati, consente, soltanto, al veterinario ufficiale del canile di procedere alla soppressione eutanasica del soli cani gravemente ammalati e INCURABILI. L’eutanasia può essere, quindi, singola e non generalizzata, cosa di cui a l Canile di Colleluna non si è tenuto conto.
Dovremo verificare, inoltre, quando la ASL di Terni ci consentirà di accedere alle cartelle cliniche dei cani vittime dell’eutanasia (come da noi richiesto con ns del 21 Marzo c.a), se sia stata o meno fatta una diagnosi completa, clinica, sierologica e parassitologica , e che i 33 cani fossero davvero allo stato terminale della malattia, perché se la malattia non era, per tutti i 33 cani sacrificati, di elevata gravità i cani si potevano e si DOVEVANO, per motivi etici e legali, CURARE.

L’A.N.M.V.I. – associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani ( Federazione delle Associazioni Professionali Veterinarie Italiane, in una nota del 27 Ottobre 1999, inviata al Ministero della Sanità, a tutti gli Ordini Veterinari a tutte le ASL – servizio Veterinario , chiedeva letteralmente:
“In seguito ai provvedimenti di abbattimento dei cani affetti da leishmaniosi presi dai servizi Veterinari di diverse ASL, si chiede su quali basi scientifiche, epidemiologiche ed etiche queste ASL siano giunte ad emanare provvedimenti così drastici e così contrari a quella tutela e cura della salute animale che, oggi, con i progressi scientifici effettuati anche in campo veterinario, consente di tenere assolutamente sotto controllo, quando non curare definitivamente, anche queste patologie, annullando di conseguenza tutti i problemi che potrebbero in via teorica derivare alla salute umana”
La presunta pericolosità del cane è, quindi, teorica e non pratica così come testimoniato anche da prove che rilevano che su 2500 cani colpiti da leishmaniosi, con una frequentazione di circa 7.500 persone, non si sia verificato NESSUN caso di contagio “animale-uomo”, il che induce a sostenere che i cani attirano su di sé i flebotomi ( insetti ematofagi che volano e pungono nelle ore serali) e pertanto agiscono da prevenzione nei riguardi degli umani.
A Terni, il Sindaco e la ASL hanno ucciso 33 cani e hanno creato un allarme sociale che potrebbe portare ad atteggiamenti sconsiderati da parte dei cittadini.
La LAV fa appello ai mezzi di informazione e alle Istituzioni affinché questa malattia, al pari di altre, non sia di uso strumentale:

- al disinteressamento dei sindaci nei confronti degli animali a loro affidati, invece, di preoccuparsi, come stabilisce la legge, del loro benessere;
- alla “riduzione dei cani nei canili” così come all’abbandono dei cani dei privati;
- ad analisi sbrigative e semplificate;
- a non effettuare terapie immediate su quei soggetti identificati come malati (che non possono essere improvvisamente 33 , come è avvenuto a Terni);
- a non provvedere a quelle campagne di informazione fortemente necessarie a diffondere conoscenza e comportamenti corretti nei riguardi degli animali non umani;
- a non voler provvedere a stipulare convenzioni con veterinari liberi professionisti, in modo da garantire un aiuto economico a tutti i cittadini (e ai loro cani);
- a non voler accettare l’inutilità della “soppressione” dei cani (come di altri animali: vedi le ordinanze contro piccioni..)in quanto anche nel caso si uccidessero tutti i cani presenti nel canile, non si potrebbe evitare di introdurne altri con la stessa parassitosi, e che, inoltre, la leshmaniosi colpisce tutti i mammiferi, quindi, che la vera profilassi ha bisogno di altri sistemi;
- a non provvedere al risanamento dei luoghi dove nidificano e prosperano gli insetti responsabili della trasmissione: anche perché, qualora ci fosse una responsabilità del veterinario responsabile della struttura, a fare diventare l’area stessa un “covo” di flebotoni pericolosi per la salute pubblica, questa responsabilità andrebbe perseguita.

La LAV ha inoltrato DIFFIDA nei confronti del Sindaco di Terni e del Responsabile della ASL n. 4 , inviandola p.c. al Ministero della Salute, perché nessun altro provvedimento, volto ad attuare (altre) soppressioni, venga messo in essere dal Comune di Terni e si riserva di inoltrare denuncia/querela alla Magistratura nel rispetto delle Leggi vigenti in materia di tutela degli animali non umani.

Graziella Gori
Responsabile LAV Umbria

Perugia, 23 Marzo 2006

Terni - Leishmania, cani uccisi, perché?

Sei domande a cui vorremmo che Asl e Comune rispondessero per fugare ogni dubbio.


(Animali e animali, articolo di Gianluca Felicetti)

23 marzo 2006 - Trentatre o trentasei cani, a seconda delle fonti, dei 487 presenti nel canile municipale di Terni sono stati abbattuti perché affetti da leishmaniosi. Lo ha deciso il Sindaco della città umbra, Paolo Raffaelli sulla base di analisi della locale Asl 4. Il responsabile veterinario, Roberto Giannelli al quotidiano Il Messaggero ha detto che è stato ”necessario al fine di ridurre il rischio di trasmissione della malattia sia ai cani sani, sia a tutto il personale visto che tra l’altro era oggettivamente impossibile isolare i cani infetti e costruire box provvisti di zanzariere”.
Per capire le motivazioni, cos’è la leishmaniosi, come è possibile prevenirla e curarla abbiamo così dedicato una puntata della nostra trasmissione di RaiTre Cominciamo bene-animalieanimali e… che è andata in onda oggi purtroppo senza il dottor Giannelli che ha declinato l’invito pur promettendo l’invio di un comunicato mai arrivato alla nostra redazione tv. In studio abbiamo avuto la dottoressa Gladia Macrì, veterinaria ricercatrice dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana e Stefano Cecchi, educatore cinofilo e responsabile di una struttura che svolge anche funzioni di canile sanitario per conto dell’Azienda Usl Roma H. Con loro Tilli, cagna malata di leishmania, recuperata in canile, ed ora adottabile da una famiglia.
Sul caso di Terni un piccolo sospetto, basato su alcuni importanti dati di fatto, è diventato ora grande. Li elenco, anche alla luce dell’incontro che le associazioni ambientaliste ed animaliste ternane hanno preannunciato con l’Assessore comunale all’ambiente di Terni, Gianfranco Salvati, in forma interrogativa. Domande alle quali qualcuno dovrà rispondere.

1) la leishmania è una malattia curabile. I 33 o 36 cani abbattuti erano tutti ormai non curabili perché all’ultimo stadio della patologia? L’articolo 2 comma 2 della Legge 281 del 1991 sugli animali d’affezione, infatti, prevede come casi possibili di soppressione di cani in canili solamente “l’incurabilità” o una situazione di animali “gravemente malati”. Fatti salvi gli articoli 86, 87 e 91 del Dpr 320 del 1954, il Regolamento di Polizia Veterinaria, applicabili solo ai casi di rabbia. E non è questo il caso.
2) se ormai incurabili, come mai non è stata rilevata prima dal Servizio veterinario Asl, in fase non terminale, la leishmaniosi in questi cani, non permettendo quindi l’avvio di una cura?
3) sono state seguite le Linee guida per il controllo del serbatoio canino della leishmaniosi in Italia diffuse dall’Istituto Superiore di Sanità due anni fa, vero e proprio documento ufficiale sulle modalità di rilevamento della malattia dato che, per esempio, i kit disponibili per una tecnica sierodiagnostica vengono definiti solo ”puramente indicativi”?
4) e proprio in base a queste Linee guida che sicuramente vincolano almeno deontologicamente un medico veterinario, il ricorso all’eutanasia viene previsto solo quando, per i casi gravi, vi è una ”mancata risposta alla terapia”. Ai 33 o 36 cani abbattuti, è stata somministrata una terapia e se sì quale?
5) l’uccisione dei cani, per una ”oggettiva impossibilità pratica nell’allestire idonei sistemi di biosicurezza all’interno del canile tramite l’isolamento e la costruzione di box provvisti di zanzariere al fine di proteggere i cani infetti e sospetti dall’attacco degli insetti responsabili della trasmissione della malattia”, ovvero per una mancanza strutturale, non può configurare il reato di uccisione di animali senza necessità prevista dall’articolo 544 bis del Codice penale, sanzionata con la reclusione da tre a diciotto mesi per i responsabili? Se no, aldilà dell’aver deciso esplicitamente l’uccisione anche di cani “sospetti” e non solo di quelli infetti (non specificando a quale stadio di infezione fossero) una mancanza strutturale (che riguarda tutti i canili d’Italia, anche i migliori) potrebbe far rientrare dalla finestra il divieto sancito fin dal 1991 con la Legge 281 di soppressione dei quattrozampe solo perché “di nessuno”? Il sovraffollamento della struttura, quasi 500 i cani detenuti, nonostante uno stanziamento di 285mila euro deciso nel 2004 per un ampliamento del canile, può favorire decisioni non approfondite di eliminazione dei cani?
6) la dichiarazione del dottor Giannelli, secondo la quale con l’abbattimento dei cani ammalati ”si è interrotta la catena”, è smentita dai casi noti in letteratura scientifica secondo i quali questi provvedimenti non eliminano la presenza dei pappataci responsabili della diffusione della malattia?

Vorremmo leggere Ordinanza del Sindaco ed i referti veterinari dell’Asl con attestazione del riscontro della malattia dopo più di un test affidabile, dell’incurabilità accertata di quei cani. E non assistere ad uno “scaricabarile” fra Istituzioni del tipo ”io ho fatto questo perché l’ha deciso un altro”.
Solo così i nostri sospetti saranno cancellati su un canile municipale di cui non c’è traccia nelle informazioni istituzionali del ricchissimo sito internet del Comune di Terni dove l’unica notizia dell’Assessorato all’Ambiente a proposito di quattrozampe è quella dei provvedimenti presi per giardini ed escrementi canini.

Terni - Epidemia, bloccato l'abbatimento dei cani

Incontro a palazzo Spada

(Il Messaggero, articolo di A.M.R.)

Nessun altro abbattimento di cani ammalati di leishmaniosi. A meno che non siano nella fase terminale della malattia. Ancora, l'istituzione, già a partire dalla prossima settimana, di una consulta composta da Comune di Terni, Asl, associazioni animaliste, che monitori la situazione, stabilisca programmi allargati per prevenire la leishmaniosi e altre malattie, ferme restando le prerogative giuridiche, politiche e sanitarie che il Comune ha sull'argomento.
È l'esito dell'incontro di ieri, chiesto al Comune dalle associazioni animaliste ternane (Enpa, Wwf, Lai, Grandi amici, Piccoli amici, Donna Giuliana) dopo la notizia che al canile municipale di Colleluna era stata disposta, ed eseguita, l'eutanasia su trentatre cani risultati malati di leishmaniosi, una malattia che colpisce il sistema ematico e che, oltre a essere pericolosa per i cani, può potenzialmente trasmettersi anche all'uomo.
Una decisione che aveva suscitato un vespaio di polemiche, circa l'effettiva necessità di ricorrere a misure così estreme, tanto più che il contagio avviene attraverso la puntura di un flebotomo, e non alla semplice vicinanza con un cane infetto, e che gli animali malati, se la struttura non fosse sovraffollata, potrebbero essere isolati e protetti in appositi box.
La riunione di ieri è servita a rasserenare gli animi: «Allo stato attuale - dicono in una nota congiunta tutti i partecipanti all'incontro - la malattia è curabile, non ci sono emergenze per il contagio umano e non sono previsti ulteriori abbattimenti a breve».
Il che significa che quei nove cani che, ai primi accertamenti, si era sospettato fossero stati colpiti dal contagio, saranno curati e non abbattuti, anche se gli ulteriori esami daranno esito positivo. Il problema di limitare il contagio è comunque in prima linea. Nell'ordinanza del sindaco, sono previsti interventi preventivi all'interno del canile, come test periodici e disinfestazioni. "Terremo sotto controllo anche il canile di Montargento, gestito dalla Lai ma convenzionato con il Comune", assicura l'assessore all'ambiente, Gianfranco Salvati.

lunedì, marzo 20, 2006

Spoleto - Safari per difendersi dai cinghiali, processato

Col fucile nel proprio terreno, agricoltore finisce nei guai per colpa della pastura di mais

(Il Messaggero, articolo di Umberto Maiorca)

PERUGIA – I cinghiali gli distruggevano tutto il raccolto e, così, un agricoltore spoletino ha pensato di organizzare una battuta di caccia per eliminare il problema. Ma si è trovato con la bisaccia vuota e un processo penale per porto abusivo d’arma e caccia in periodo proibito.
I campi dell'uomo erano perennemente devastati da un branco di cinghiali. Allora una sera l’agricoltore ha voluto fare la posta agli animali, sperando di coglierli sul fatto. Per attirare gli animali sul luogo della trappola, avrebbe lasciato una scia di mais, già da alcuni giorni prima. Ma proprio la “pastura” gli è costata cara.
Il mucchietto di granturco, infatti, è stata notata da una pattuglia della polizia provinciale. Agli agenti non c'è voluto molto per capire che si preparava una caccia proibita. Così anche i poliziotti hanno fatto il loro appostamento, aspettando l’ignoto cacciatore.
Quando è scesa la notte gli agenti hanno notato del movimento tra le piante del campo, hanno atteso che il cacciatore uscisse e poi hanno intimato l'alt. Ma l'uomo si è dato alla fuga. Dopo un breve inseguimento è, però, stato raggiunto. Aveva il fucile a tracolla e per gli agenti non ci sono stati dubbi: porto abusivo d’arma da fuoco e violazione delle norme venatorie.
In tribunale sono state ascoltate le varie testimonianze ed esaminate tutte le carte processuali e per il cacciatore notturno è arrivata l'assoluzione. Il giudice l’ha motivata così: l'uomo ha una regolare licenza di caccia, quindi non c’é il porto abusivo; per quanto riguarda l'attività venatoria non è stato sparato un colpo e nulla riconduce la traccia di mais a lui, quindi nessuna violazione della norme sulla caccia.

sabato, marzo 18, 2006

Terni - "Non era necessario uccidere quei cani"

Le associazioni animaliste protestano col Comune per i 33 esemplari abbattuti.

(Il Messaggero, articolo di Anna Maria Rengo)

Crudele, inutile e in contrasto con la legislazione vigente. Non usano mezzi termini, le associazioni animaliste (Enpa, Lai, Wwf, associazione Donna Giuliana, Grandi amici, Piccoli amici) nel definire la decisione del Comune di Terni di abbattere 33 cani ospitati nel canile municipale di Colleluna e affetti da leishmaniosi, chiedendo inoltre un incontro urgente al sindaco per esaminare la situazione e porre in essere i necessari correttivi.
Una posizione dura che riaccende, oltre che la preoccupazione sulla possibile diffusione della malattia anche nel ternano, pure le polemiche sull’effettiva necessità di ricorrere a questa estrema misura. C'è chi si spinge a dire, all'interno delle associazioni animaliste, che il Comune abbia voluto prendere la palla al balzo per sfoltire una struttura sovraffollata.
La posizione "ufficiale" delle associazioni, che hanno chiesto un incontro al sindaco, è comunque questa: «Innanzitutto vorremmo essere convocati dall'amministrazione, prima che questa prenda determinazioni gravi come quelle contenute nell'ordinanza. Potevano essere trovati altri sistemi per tutelare la salute degli altri cani e delle persone». Essenzialmente di due tipi: controlli al momento dell'ingresso di un cane randagio nella struttura, come vengono fatti anche in altri canili della provincia. Non lo screening a tappeto che la Asl ha condotto per conto del Comune nell'ottobre scorso e che ha portato all'individuazione di 36 casi certi (più 9 sospetti) su un totale di 487 test eseguiti. Ancora, la possibilità di isolare i cani contagiati in box singoli, altra misura che negli altri canili viene effettuata a scopo cautelativo mentre, si legge nell'ordinanza, a Colleluna «è oggettivamente impossibile allestire idonei sistemi di biosicurezza per i cani ricoverati».
«In altri comuni sono state prese misure diverse, l'abbattimento non serve a evitare il contagio, semmai va praticato per evitare al cane, qualora sia malato terminale, ulteriori sofferenze. Sono i flebotomi, ossia i pappataci, che trasmettono la malattia attraverso la puntura, non i cani, anche quando sono malati», dicono ancora i rappresentanti delle associazioni.
Nell'ordinanza del sindaco, oltre a disporre l'eutanasia per i cani infetti, vengono in effetti previsti interventi preventivi, come disinfestazioni periodiche del canile, uso di collari da parte dei cani sospetti, monitoraggio periodico.
«Noi ci siamo limitati a eseguire l'ordinanza del sindaco, alla presenza, tra l'altro, di un rappresentante delle associazioni animaliste. Incontrino pure il Comune, chiedano a questo spiegazioni ed eventualmente la sospensione dell'ordinanza!», tagliano corto alla Asl.
L'assessore competente, Gianfranco Salvati, ha già fissato per mercoledì prossimo l'incontro con le associazioni. Intanto, difende a spada tratta la bontà del provvedimento del sindaco: «Preso a malincuore e soprattutto tenendo conto delle ricerche dell'Istituto zooprofilattico che ha accertato la presenza di leishmaniosi all'interno della struttura, e delle indicazioni che il responsabile del Servizio veterinario di sanità animale della Asl ci aveva dato, circa le misure ritenute idonee per limitare la diffusione della malattia».
Non è chiaro, dunque, chi abbia proposto per primo la soppressione dei cani malati. Ancora, non è dato sapere se quelli abbattuti fossero allo stato terminale. Molti, dietro promessa di anonimato, affermano che fossero curabili. Ma che, in una struttura sovraffollata, oltre che da cani, da pappataci, si sarebbero riammalati a breve.

martedì, marzo 14, 2006

Comunicato LAV Umbria - Crostacei e pesci

Nei supermercati e nei ristoranti c'è chi incrudelisce sui crostacei e sui pesci. In base alla Legge 189/94, è reato

La LAV ha ricevuto, in questi giorni, la segnalazione da parte di alcuni clienti della COOP di Fontivegge e del ristorante La Smorfia in località S. Mariano, "scandalizzati" per aver visto la sofferenza degli astici tenuti vivi sul ghiaccio dalla COOP e privi di acqua dal ristoratore.
Sulla segnalazione di quanto avviene alla COOP la LAV era già intervenuta, con una lettera indirizzata al Presidente della Sezione Soci di Perugia, nell'aprile del 2005, ricevendo una risposta positiva da parte del Direttore Nazionale che si dichiarava d'accordo con noi e ci assicurava che "stiamo lavorando concretamente per evitare di metterli in contatto con il ghiaccio".
Al ristorante La Smorfia la LAV è intervenuta di recente sensibilizzando ed informando il proprietario sulla sofferenza degli animali e sulle nuove norme a loro tutela.
In passato una sentenza della Cassazione ha confermato la condanna di primo grado per un negoziante che "aveva incrudelito verso dei pesci lasciandoli in recipienti contenenti pochissima acqua [...] prolungando l'agonia con contrazioni e sussulti per lente asfissia".
Oggi la legge 189 del 1994 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali..." tutela gli animali come esseri senzianti capaci di soffrire, detta leggi più severe, condanna come delitti il maltrattamento, l'incrudelimento e l'uccisione gratuita degli animali, in ogni sede e contesto, così come avviene per tutti i reati di massima gravità.
La LAV fa appello alla COOP perché rispetti la legge e metta in pratica, senza eccezioni, quanto promesso, così come si appella a tutti i ristoratori e i negozianti affinché non incrudeliscano su esseri già molto sofferenti, immobilizzati, fuori dal loro ambiente naturale. Sofferenze poco conosciute perché i pesci, i molluschi e i crostacei non urlano, o meglio, noi non possiamo sentirli.
Chiede che la Polizia giudiziaria intervenga perché la violazione della legge 189 a tutela degli animali può determinare gli estremi del reato.
Chiede, altresì, al Comune di Perugia di accertare l'eventuale illecito amministrativo in base all'Ordinanza Sindacale n. 91 del 2005.
Ringrazia tutti coloro che si attivano per chiedere alla LAV o per denunciare direttamente alle Autorità, così come prevede la legge 189, l'applicazione pratica delle norme che regolano il rapporto con gli altri animali, e si augura che il numero di coloro che denunciano soprusi nei confronti degli animali non umani (tutti e di ogni specie) cresca in maniera esponenziale come il sentimento di empatia verso tutte le creature che non hanno alcuna possibilità di difendersi da sole.
Lasciare una buona legge come la 189/94 nel cassetto sarebbe un "delitto".
Graziella Gori - Responsabile LAV Umbria